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giovedì, Settembre 29, 2022

Ucraina, tensione Usa-Russia. Biden chiama Kiev: possibile invasione a febbraio

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Cresce la tensione tra Stati Uniti e Russia sulla questione Ucraina, con gli Usa che hanno convocato per lunedì 31 gennaio una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. In una telefonata al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Joe Biden ha «ribadito la prontezza degli Stati Uniti con i suoi alleati e partner a rispondere risolutamente se la Russia invade ulteriormente l’Ucraina». Il presidente Usa ha anche avvertito il suo omologo della «possibilità concreta che i russi invadano l’Ucraina in febbraio». Sul tema, in queste ore, si è pronunciato anche il portavoce del Pentagono John Kirby.

Il Pentagono: aumenta lo schieramento di truppe russe

«Continuiamo a vedere, anche nelle ultime 24 ore, un maggiore schieramento di forze combattenti schierate dai russi, ancora una volta, nella parte occidentale del loro paese e in Bielorussia, vicino al confine con l’Ucraina», ha sottolineato Kirby, precisando però che lo schieramento non è «marcato».Il Pentagono ha reso noto alcune delle unità che sono state messe in stato di allerta per essere eventualmente dislocate in Europa dell’est nel caso la Russia invada l’Ucraina, per un totale di 8.500 uomini. Tra queste, come ha riferito Kirby, figurano elementi della 82esima divisione aviotrasportata e del 18esimo Corpo aviotrasportato, entrambi basati a Fort Bragg, Carolina del nord. Ci sono poi elementi della 101esima divisione aerotrasportata di Fort Cambell, Kentucky, elementi della quarta divisione di fanteria di Fort Carson, Colorado. Coinvolti anche la base aerea Davis-Monthan, Arizona, Fort Hood, Texas, la base Lewis-McChord, Washington, Fort Polk, Louisiana, la base aerea Robins, Georgia, Fort Stewart, Georgia, la base aerea Wright-Patterson, Ohio. Le unità mobilitate includono il supporto medico, aereo, logistico e formazioni da combattimento. La maggioranza delle truppe allertate sono dedicate alla forza di risposta rapida della Nato.

La palla «passa» ai russi

La palla in ogni caso adesso è nel campo russo e rischia di rimanerci a lungo. Il Cremlino non ha fretta di reagire alle risposte fornite dagli Usa e dalla Nato alle sue richieste per le garanzie di sicurezza alle quali ha legato la soluzione della crisi ucraina. Mosca sembra puntare a prolungare un braccio di ferro che ha già portato alla luce qualche crepa tra americani ed europei. Mentre ora, puntuale, arriva il sostegno esplicito della Cina, e Vladimir Putin allarga il gioco anche verso la Turchia, dicendo di accettare una mediazione del presidente Recep Tayyip Erdogan.

Il nodo dell’allargamento a Est della Nato

Da Mosca arriva solo qualche mugugno per il rifiuto – scontato – di Washington e del Patto Atlantico di garantire uno stop all’espansione a est della Nato. Una risposta «non positiva», dice il ministro degli Esteri Serghei Lavrov, aggiungendo però che su altre questioni «secondarie» è possibile «un dialogo serio». Un apparente riferimento alle proposte di trattare su una riduzione dei missili in Europa e sulla trasparenza delle esercitazioni militari. La Russia comunque studierà le carte e «non reagirà immediatamente», fa sapere il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Mosca, insomma, sembra convinta che il tempo giochi a suo favore, e aspetta di vedere se «l’unanimità totale» tra Europa e Usa di cui ha parlato il presidente Biden reggerà all’innalzamento costante della tensione. O se invece cominceranno a prevalere in campo europeo i timori per un’incrinatura negli importanti rapporti economici con Mosca e, soprattutto, per un possibile venir meno degli approvvigionamenti di gas russo.

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