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sabato, Gennaio 22, 2022

La Fiera (in sicurezza) è un presidio al servizio di aziende e buyer

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Avanti tutta, nonostante gli ostacoli causati dal Covid. Pitti Uomo ha avviato l’edizione numero 101 (per la seconda volta in concomitanza con Pitti Bimbo, sempre alla Fortezza da Basso di Firenze, fino al 13 gennaio) senza perdersi d’animo, deciso a dribblare gli inconvenienti che – questa volta a sorpresa, per la diffusione repentina della variante Omicron – la pandemia sparge sulla strada della ripresa. Per la più importante rassegna mondiale della moda maschile è una prova impegnativa.

Fiera al servizio del sistema moda

«Abbiamo rafforzato le prescrizioni Covid, la fiera è sicura», garantisce l’amministratore delegato della società organizzatrice Pitti Immagine, Raffaello Napoleone. In base alle ultime norme governative, potranno entrare solo persone vaccinate o guarite dal Covid (quindi con super green pass), munite di mascherina Ffp2.

Qualche defezione c’è stata sia tra gli espositori – soprattutto inglesi e tedeschi ma anche italiani, a partire da Brunello Cucinelli – che tra i compratori: sono defezioni legate a quarantene, contagi, timori per la salute, ma anche a cancellazioni di voli che impediscono l’arrivo in Italia. Diversi eventi sono stati annullati, prima di tutto cocktail e cene. «Pitti Immagine fin dall’inizio della pandemia ha fatto una scelta – aggiunge Napoleone – quella di restare vicino alle aziende, ai compratori, cercare l’interesse dell’intero sistema moda. In fondo ci ispiriamo alle scelte del Governo, che ha deciso di conciliare a ogni costo la tutela della salute collettiva con quella delle attività economiche».

Marchi giovani e di ricerca

Alla fine i marchi che esporranno “in presenza” le collezioni maschili per l’autunno-inverno 2022-2023 sono circa 500 (erano 340 nella scorsa edizione e 1.200 pre-Covid), in gran parte giovani e di ricerca. Difficile fare previsioni sui buyer: nell’estate scorsa, quando la fiera riaprì dopo lo stop-Covid, i compratori entrati alla Fortezza da Basso di Firenze furono circa quattromila, per il 30% stranieri. Già attiva è la piattaforma digitale Pitti Connect, per entrare in contatto con gli espositori e visionare le collezioni.

Gli occhi ora sono puntati sull’andamento dei consumi, e dunque sulla propensione all’acquisto da parte dei buyer. Nel 2021 l’industria italiana della moda uomo (confezione, maglieria, camicie, cravatte e abbigliamento in pelle) ha recuperato il 10-15% del fatturato, secondo le stime di Confindustria Moda, dopo che nel 2020 aveva perso quasi il 20%. Il traino, per un comparto che ai tempi d’oro del 2019 esportava il 70% e fatturava quasi 10 miliardi di euro, è ancora e sempre di più rappresentato dall’export. Nei primi nove mesi del 2021 le vendite all’estero di moda maschile hanno segnato +12,1% (raggiungendo quota 5,2 miliardi di euro), mentre l’import è cresciuto dell’1,4% (a 3,5 miliardi). Il risultato è un saldo commerciale sopra 1,7 miliardi, con una crescita di quasi 510 milioni rispetto ai primi nove mesi del 2020.

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