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mercoledì, Giugno 29, 2022

I sindaci della Lombardia contro la riforma sanitaria di Letizia Moratti

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I sindaci delle principali città lombarde si scagliano contro la riforma sanitaria della Lombardia, in fase di approvazione. E, più in generale, chiedono anche allo Stato la possibilità di intervenire nella nuova pianificazione territoriale di case e ospedali di comunità e nell’organizzazione della rete di assistenti socio-sanitari.

La Regione Lombardia sta per approvare una sorta di revisione della legge sanitaria voluta dall’ex governatore Roberto Maroni e sviluppata dall’attuale governatore Attilio Fontana. La legge sperimentale della Lombardia infatti ha mostrato una serie di lacune durante il periodo pandemico.

Prima fra tutte, la debolezza della rete di medici di famiglia, che solo in minima parte hanno aderito alla cosiddetta “presa in carico” dei pazienti fragili, cioè i cronici con malattie di lungo corso da monitorare senza ospedalizzazione. Il risultato è stato che gli ospedali da anni sono presi d’assalto sia da soggetti “acuti” che dai cronici – sacrificando questi ultimi -, fatto che peraltro durante l’emergenza sanitaria ha amplificato la circolazione del virus.

Verranno dunque realizzati, come richiesto dal Pnrr, case e ospedali di prossimità. In Lombardia le case saranno 203, gli ospedali 60, a cui si aggiungon o101 centrali operative territoriali. Per l’edilizia sanitaria ci saranno a disposizione fino al 2024 1,350 miliardi.

Troppo poco per i sindaci di Milano Giuseppe Sala, di Bergamo Giorgio Gori, di Brescia Emilio Del Bono, di Cremona Gianluca Galimberti, di Lecco Mauro Gattinoni, di Varese Davide Galimberti, di Mantova Mattia Palazz i . Per loro – che rappresentano le amministrazioni di centrosinistra che si contrappongono al centrodestra della Lombardia – occorre investire più risorse perché «la Regione deve mettere a disposizione anche risorse del suo budget», e al tavolo devono essere chiamati «anche gli Enti locali per decidere dove e come realizzare le nuove strutture, comunque troppo poche rispetto alle reali esigenze».

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