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sabato, Gennaio 22, 2022

Fiumi ad alto rischio: nel mondo solo il 17% è protetto e scorre libero

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Lo stato dei fiumi a livello globale è disastroso e rappresenta una minaccia per gli ecosistemi e per le popolazioni che su di essi fanno affidamento. A sottolineare ancora una volta che prendersi cura degli ecosistemi d’acqua dolce è prioritario c’è una ricerca condotta da un gruppo a livello globale, di cui fa parte anche il Wwf, pubblicata sulla rivista Sustainability. Lo studio rileva che solo il 17% dei fiumi a livello globale sono sia a flusso libero che all’interno di aree protette, cosa che lascia molti di questi sistemi in situazioni di grave inquinamento, con danni enormi per la biodiversità e per i servizi ecosistemici. 

 “Il degrado dei fiumi è una delle principali cause della diminuzione delle popolazioni di specie di acqua, un declino che è in media dell’84% dal 1970” ha osservato Ian Harrison, specialista  di ecosistemi d’acqua dolce della Conservation International, professore a contratto presso la Northern Arizona University e co-editore del numero della rivista. Non si tratta soltanto di salvare la biodiversità, ma di assicurare cibo a miliardi di persone, ha aggiunto sottolineando che mentre il mondo cerca di stabilire nuovi obiettivi di conservazione alla Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica che si riunirà entro la fine dell’anno, gli scienziati chiedono ai responsabili politici di dare la priorità alla crescente protezione degli ecosistemi e delle specie di acqua dolce e di integrare meglio la conservazione della terra e dell’acqua.

L’intervista

“Dighe, canali, guadi: quante barriere. Così spariscono i fiumi europei”

di

Luca Fraioli

02 Marzo 2021

“In questo quadro generale la situazione italiana non è meno drammatica – osserva Andrea Agabito, responsabile fiumi per il Wwf Italia – secondo la classificazione dello stato ecologico dei fiumi italiani, per la quale l’indicatore principale per qualità complessiva è data dallo stato del deposito dei corsi d’acqua soltanto il 40% ha raggiunto un buono stato. Va detto che il buono stato garantisce l’uso plurimo delle acque, ma sicuramente il problema principale, al di là dell’inquinamento, restano gli ostacoli alla libera circolazione delle acque”.

“Gli ostacoli, le barriere, la frammentazione incidono pesantemente sullo stato ecologico di un fiume – continua Agabito – e proprio per questo abbiamo avviato la campagna “Liberiamo i fiumi” per identificare le barriere anche piccole di cui sono piene tutti i corsi d’acqua. Le segnalazioni che si possono mandare attraverso la app elaborata a livello internazionale saranno fondamentali soprattutto per individuare barriere ormai abbandonate che rappresentano un enorme ostacolo alla circolazione dei pesci e al normale trasporto dei detriti”. 

In più della metà dei fiumi di tutto il mondo la biodiversità è minacciata dalle nostre attività

di

Viola Rita

18 Febbraio 2021

Il Wwf ha anche elaborato insieme ad Anepla (Associazione Nazionale Estrattori Produttori Lapidei Affini di Confindustria) un progetto per la rinaturazione del Po, dopo che il testo definitivo del Piano nazionale di ripresa e resilienza elaborato dal Governo ha inserito il più grande fiume italiano nel progetto per la tutela della biodiversità e il ripristino ambientale più significativo dell’intero Piano.

Il Progetto per la Rinaturazione del Po prende in considerazione una vasta fascia fluviale, dalla provincia di Pavia fino a quella di Rovigo, che si estende per 32.431,18 ettari, nella quale sono state individuate 37 aree da rinaturalizzare lungo il tratto medio padano più altre 7 aree localizzate nel delta del Po. La proposta è coerente con la pianificazione di bacino (in particolare con il programma sedimenti dell’Autorità di bacino del Po) e con le direttive europee “Acque”, “Alluvioni” e Habitat.

Il reportage

Mekong, il fiume che soffre tra dighe, siccità e inquinamento

di

Raimondo Bultrini

22 Marzo 2021

 “È un progetto strategico – dice Agabito –  nel quale si coniugano le esigenze di riqualificazione ambientale e di ripristino dei servizi ecosistemici e si contribuisce a ridurre il rischio idrogeologico. La rinaturazione del Po è un progetto pilota che può essere replicato lungo tutti i principali fiumi d’Italia e favorire una vasta e concreta azione per invertire la curva della perdita di biodiversità e per l’adattamento ai cambiamenti climatici”
 

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