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giovedì, Settembre 29, 2022

Debuttano i corsi per gli esperti nel salvataggio di aziende in crisi

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A tre settimane dal debutto, fissato per il 15 novembre, della procedura di composizione negoziata della crisi d’impresa (il nuovo iter per “salvare” l’impresa) sono in cantiere i corsi di formazione obbligatori per i professionisti e i manager che aspirano a ricoprire il ruolo di esperti, figura chiave del nuovo meccanismo. In campo ci sono gli Ordini, mentre sta fiorendo l’offerta privata. Il tempo stringe, anche perché la formazione prevista, incentrata sulla ristrutturazione aziendale, è di 55 ore (come prevede il decreto dirigenziale del ministero della Giustizia licenziato solo il 28 settembre, che attua il decreto legge 118/2021, approvato in via definitiva dal Parlamento la settimana scorsa).

E se è certo che molti potenziali esperti non riusciranno a completare i corsi in tempo per l’appuntamento del 15 novembre, la sfida è comunque quella di fare presto, così da avere in tempi rapidi un numero sufficiente di esperti preparati per le procedure che verranno chieste dalle imprese in difficoltà. Fino al 16 maggio 2022, infatti, potranno essere aggiornati continuamente gli elenchi tenuti dalle Camere di commercio a cui attingere per nominare gli esperti; dopo l’aggiornamento sarà annuale.

La procedura e la formazione

L’esperto dovrà guidare la composizione negoziata della crisi, affiancando l’imprenditore (che continuerà a gestire l’impresa) nella ricerca di vie d’uscita dalle difficoltà e nelle trattative con i creditori. Per questi ultimi, grazie alla sua indipendenza, rappresenterà invece una garanzia di trasparenza e di inesistenza di intenti dilatori.

A ricoprire il ruolo di esperto potranno essere in primo luogo i professionisti – commercialisti, avvocati e consulenti del lavoro – che dovranno avere i requisiti di anzianità ed esperienza previsti dalla legge. E poi chi, pur non iscritto a un Albo professionale, documenta di avere ricoperto ruoli manageriali in aziende interessate da ristrutturazioni.

Inoltre, condizione obbligatoria per iscriversi negli elenchi delle Camere di commercio è quella di avere acquisito la formazione ad hoc di 55 ore. Peraltro, il decreto del 28 settembre non prevede il riconoscimento di corsi seguiti in passato in materia di crisi d’impresa, che potranno valere solo per la scelta dell’esperto da nominare, a parità di requisiti. «Quello del recupero delle ore di formazione già svolte sugli stessi temi è un argomento che dovrà essere affrontato – dice Andrea Foschi, membro del Consiglio nazionale dei commercialisti, con delega sulle procedure concorsuali – ma in fase di avvio le regole sono queste: non c’è tempo per cambiarle». «Dispiace – continua Foschi – che il fondamentale passaggio della formazione sia stato completamente sottovalutato sia per i tempi che per le modalità. Avremmo voluto delle linee guida sul sistema di accreditamento, altrimenti si rischia di inficiare un percorso formativo che doveva essere di eccellenza».

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