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giovedì, Settembre 29, 2022

Bonomi: «No alla stretta sugli asset delle imprese»

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«Ma che paese è quello in cui a un errore pubblico si rimedia con un danno ai privati?». Se lo chiede Carlo Bonomi, concludendo il Forum della Piccola industria di Confindustria, ieri ad Alba. E fa subito il riferimento concreto: nella legge di bilancio c’è la modifica della disciplina di rivalutazione dei beni e riallineamento dei valori fiscali degli asset delle imprese. «Non si può accettare, perché il presupposto per cui viene sostanzialmente uccisa – ha spiegato Bonomi – è il fatto che il Mef si rende conto che questa norma decisa dal precedente governo ha assunto un valore così importante che non avevano quantificato bene la spesa. Vuol dire che funzionava molto bene». Un «funerale improvviso», come quello del patent box, altra misura «che viene uccisa». Si è sempre detto che l’industria italiana deve investire in ricerca, brevetti. «E poi una norma efficace viene di fatto soppressa»: il meccanismo premiava chi aveva i risultati migliori ora si va a premiare chi spende. Veniva usata, ha aggiunto il presidente di Confindustria, anche dalle pmi: l’hanno utilizzata oltre 1500 piccole e medie imprese, oltre alle grandi. Due marce indietro che penalizzano il sistema imprenditoriale, senza che, di contro, in manovra fossero previste altre misure, come ad esempio per sostenere la patrimonializzazione delle imprese, «che hanno retto perché dopo la crisi del 2008 avevano rafforzato il proprio patrimonio».

Ma c’è altro: a sollevare una vera e propria rivolta della base è stato il decreto su infrastrutture e trasporti, per le nuove regole del codice della strada sui trasporti eccezionali. «È stato uno scivolone purtroppo doloroso. Un fulmine a ciel sereno, speriamo venga rimediato al più presto perché di problemi l’industria italiana ne ha già tanti, andarseli a cercare non credo sia la strada giusta. Peraltro non va nella direzione della sostenibilità», ha commentato Bonomi.

Ora la legge di bilancio sta cominciando il suo iter: per il presidente di Confindustria «la prima manovra di questo governo lasciava immaginare ben altro scenario. Andava concepita come primo passo coerente di finanza pubblica al servizio delle riforme strutturali, era l’occasione per aspettarsi misure per rafforzare l’industria e le filiere, «realizzando una partnership pubblico-privato, nello spirito del Patto per l’Italia, recepito dal presidente Draghi nella nostra assemblea». Occorre sedersi al tavolo, imprese, governo, sindacato, per trovare insieme le soluzioni. «Gli italiani tutto chiedono tranne che andare in piazza. Si crede ancora che il ricatto dello sciopero sia il mezzo per ottenere quello che uno chiede, mezzo che porta a rifiutare qualsiasi confronto con il resto del mondo del lavoro. E poi ci si lamenta. Le soluzioni si trovano insieme, non scioperando». Anche perché le imprese «vogliono assumere, non licenziare. Nessuno più di noi ha a cuore la crescita del paese», ha continuato Bonomi, bollando come «battaglia delle bandierine» quella della politica su reddito di cittadinanza, quota 100, rifinanziamento dei centri pubblici per l’impiego, politica «interessata all’effimero consenso elettorale», un «calcio alla lattina rispetto ai problemi».

Ed ha rilanciato la proposta di destinare gli 8 miliardi stanziati dal governo per ridurre le tasse al taglio contributivo del cuneo fiscale, magari concentrandolo su giovani e donne, le categorie più colpite dalla crisi, insieme ai lavoratori a tempo determinato, come primo passo di un progetto complessivo di riforma fiscale. «La povertà si combatte con la crescita e creando più lavoro, non mandando a casa chi un lavoro ce l0ha», ha detto Bonomi. «Per i provvedimenti che riguardano le imprese e il mondo del lavoro le imprese non vengono ascoltate. Bisognerebbe avere l’umiltà di ascoltare».

GRADO DI INTEGRAZIONE VERTICALE DELLE FILIERE DOMESTICHE

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Anche per quanto riguarda il provvedimento sulla concorrenza Bonomi ha alcune perplessità: «È da apprezzare molto il fatto che il governo stia proseguendo sulle riforme collegate al Pnrr, la concorrenza è fondamentale per rendere più efficiente il mercato e diminuire i costi a favore di cittadini e imprese. Però – ha aggiunto – ci sono punti molto critici, uno su tutti è la rimborsabilità dei farmaci equivalenti», tema affrontato «con un approccio troppo ideologico, che poi è schizofrenia perché in legge di bilancio da una parte abbiamo interventi che sostengono la ricerca, dall’altro ammazziamo i risultati di questa ricerca. Ci sono quindi aspetti che vanno rettificati durate l’iter di approvazione».

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